I Sensi: da Buddha a Darwin

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Piaceri sensuali = piaceri dei sensi = vista, olfatto, tatto, odorato, udito. Poi la tradizione buddhista mette come senso anche il contatto con la mente.

I piaceri dei sensi sono parte fondamentale della nostra evoluzione. Sono un fondamento dell’essere umano. La sofferenza o dipendenza “riscoperta” non è causata dai piacere dei sensi,  ma da una sorta di “attaccamento compulsivo” a essi, e questo attaccamento compulsivo rientra nel concetto che la tradizione chiama anatman o anatta, cioè la non esistenza di un sé slegato dagli altri fenomeni della realtà.
Non credo sia sano, nel senso di “kusala” usato da Sakyamuni, rimuovere i piaceri dei sensi, piuttosto rimuovere la brama verso di essi. Ma questo è un fatto psicologico e di ricerca interiore, mentre la rimozione dei piaceri sensuali è una questione filogenetica che non rientra nei percorsi liberanti come quello del Buddha, e quando ci entra, fa solo danni.

Perché eliminare quello che la natura ci ha dato? Dharma nel suo significato più esteso vuol dire “le cose così come sono”. e noi esseri umani siamo quello che siamo grazie agli organi di senso e quello che riescono a percepire e elaborare, piaceri compresi.
Il Buddhismo non lavora sul desiderio per eliminarlo, ma per purificarlo… purificarlo dall’egoreferenzialità (atman o atta di antaman).  Continua a leggere

Fede o Fiducia nel Buddhismo?

dogmaFede o Fiducia, Credo o Credenza?

Qual è l’atteggiamento nel Dharma insegnato dal Buddha storico?

La radice verbale di Dharma è “dhr” e vuol dire sostenere, mentre il termine Credo viene dal sanscrito, da “hr” + “da”, dove il primo termine ha valore di “cuore” e il secondo di “mettere”. Credere vuol dire mettere continuamente il cuore in una cosa.

Come la credenza è un insieme di nozioni e regole che nel tempo si atrofizzano in dogmi, imprigionando la persona, così anche la fede. Continua a leggere

Perché il presente aumenta la responsabilità?

Cats_atthe_BeachTempo fa al Centro Meditazione Roma, dove curo corsi di meditazione buddhista con un amico e psicologo molto preparato, ho raccontato dell’esercizio che faccio tutti i giorni quando cammino per andare a lavoro. Quando i pensieri partono in automatico e me ne accordo, li riporto alla presenza mentale. A questo punto questa costruzione di pensieri e idee strampalati crolla senza macerie e mi ritrovo a vedere vera strada, a sentire il traffico e i rumori, il fresco o il caldo dell’aria; ritorno al presente.

Pochi giorni fa mi trovavo sulla spiaggia, nella prima domenica di sole quasi primaverile. Un ottimo clima per la proliferazione mentale e il pensiero ruminante, quello che la tradizione chiama mente di scimmia, cioè la mente che si lancia con abilità da un pensiero all’altro, senza nessun fine, se non quello di evitare il presente. Molto suadente quanto infruttuoso, perché un po’ è vivere sulle idee e il pensiero invece di godersi l’infinità possibilità del presente. Continua a leggere

Il Buddhismo è distacco dal mondo?

distaccoNo.
Talmente è assurdo questo luogo comune che questa sarebbe l’unica risposta ragionevole.
Ma a ragionare non si fa mai peccato.

Il più grande fraintendimento tutto occidentale è quando un buddhista dice che pratica il non attaccamento. Il buddhismo e altri percorsi orientali di fatti praticano il non attaccamento.
Innanzi tutto dobbiamo chiarire che il significato di quella parola in indiano antico ha un significato ben preciso, diverso dal nostro attaccamento. Io personalmente credo che un sano attaccamento alle persone
sia necessario. Se sono attaccato in modo sano a una persona, non posso non volere che sia felice anche se per esserlo io la dovessi perdere.

Attaccamento in indiano antico ha questa definizione: substrato grazie al quale un processo attivo è tenuto in essere o in esistenza. carburante, provvista, scorta, provvigione. Continua a leggere

Siamo esseri umani o ruminanti?

atom-heart-mother-41Oggi vorrei parlare del pensiero ruminante, che in India paragonano a una scimmia che salta continuamente da una liana a un’altra. Proprio così noi passiamo da un pensiero all’altro senza nemmeno digerirlo completamente.
Avete mai fatto caso che quasi mai riusciamo a stare senza il ronzio del pensiero in testa? Camminiamo, guidiamo, e a volte anche in compagnia alterniamo la nostra attenzione alla conversazione ai nostri pensieri.

E un pensiero tira l’altro, si pensa al domani, a ieri, ma non si vive mai il momento presente. Esiste un pensiero presente, vi chiederete? Certo che esiste, c’è il pensiero per risolvere un problema, c’è il pensiero per le persone che ci sono vicine, il pensiero che produce condivisione e confronto. E il confronto è conforto. Continua a leggere

Rabbia e sentimenti negativi durante la meditazione

hulk-angry-closeupUn amico di penna mi ha fatto la seguente domanda:

“Quando leggo in libri o spiegazioniosservate i vostri pensierioppure osservate le emozioni” ho questo dubbio colossale: se sono in un momento di distrazione non può esserci concentrazione (e quindi non riesco a osservare nulla) e quando finalmente per caso ritorno alla concentrazione (e quindi al silenzio mentale)  non posso osservare i pensieri della distrazione ma semmai osservo lo strascico del ricordo perché il momento di distrazione è appena passato pochi secondi fa! Pratico Vipassana (Goenka) ma mi son preso una pausa perché mi tira fuori una rabbia davvero forte e fastidiosa (non meditando non mi succede) e non riuscendo ancora a osservarla mi crea problemi a livello emotivo.”
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