Perché il presente aumenta la responsabilità?

Cats_atthe_BeachTempo fa al Centro Meditazione Roma, dove curo corsi di meditazione buddhista con un amico e psicologo molto preparato, ho raccontato dell’esercizio che faccio tutti i giorni quando cammino per andare a lavoro. Quando i pensieri partono in automatico e me ne accordo, li riporto alla presenza mentale. A questo punto questa costruzione di pensieri e idee strampalati crolla senza macerie e mi ritrovo a vedere vera strada, a sentire il traffico e i rumori, il fresco o il caldo dell’aria; ritorno al presente.

Pochi giorni fa mi trovavo sulla spiaggia, nella prima domenica di sole quasi primaverile. Un ottimo clima per la proliferazione mentale e il pensiero ruminante, quello che la tradizione chiama mente di scimmia, cioè la mente che si lancia con abilità da un pensiero all’altro, senza nessun fine, se non quello di evitare il presente. Molto suadente quanto infruttuoso, perché un po’ è vivere sulle idee e il pensiero invece di godersi l’infinità possibilità del presente. Continua a leggere

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Il LIBRO – “Felice come un bambino”

libroOKMassimo Paradiso, Felice come un bambino, Castelvecchi Editore – collana Ultra 2014, pp. 142, euro 12.50.

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Un breve e divertente saggio contro il mal di vita, l’ angoscia esistenziale e le ansie quotidiane. Un piccolo prontuario per la nostra insoddisfazione quotidiana alla luce delle teorie dell’attaccamento di John Bowlby e quelle dell’attaccamento buddhista. Continua a leggere

L’atteggiamento durante la meditazione: alcuni problemi

drowning_3Parlavo giorni fa con un amico su un suo problema durante la meditazione di consapevolezza buddhista.
Durante la pratica gli accadeva di iniziare a porre attenzione al respiro, poi passava a una sensazione, ma il respiro diventava frammentato, la mente si agitava, osservava l’agitazione e si sentiva affogare. L’unica soluzione per sfuggire a questa sgradevole sensazione era seguire la mente che vuole tornare al respiro. Continua a leggere

Il senso di colpa e il buddhismo

colpadogDavid Loy asserisce: “la colpa è divenuto un immenso problema per l’uomo moderno e sembra  peggiori col passare del tempo. Freud comprese un immenso senso di colpa come prezzo che dobbiamo pagare per l’avanzamento nella cultura umana e nello sviluppo della civilizzazione.”

La domanda più importante da porsi al riguardo è: che cosa nasconde la nostra fragilità? Che sia anch’essa riconducibile a un profondo senso di colpa? Continua a leggere

Mindfulness: meditare sulle emozioni (parte 1)

11365873-japanese-mask-kobesimi-and-otobide--an-illustration-of-the-encyclopedia-publishers-education-st-petePer prima cosa ricordiamo la corretta posizione: seduti comodi su un cuscino o una sedia, le gambe possono essere incrociate, ma anche seduti su una sedia con le gambe ben perpendicolari al pavimento; la schiena non deve poggiare e deve essere dritta, con il mento leggermente in dentro per allineare la colonna anche nella parte del collo, le mani una sull’altra e entrambe in grembo.

la durata: partire da 5 minuti, aumentando di 2 o 5 minuti fino a un minimo di 30 o 40 minuti. Almeno una volta a settimana.
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