Le “porte meravigliose” della meditazione per calmare le emozioni

Le cose che andrò a descrivere le trovate in un bellissimo libro di meditazione buddhista per bambini da 5 a17 anni.

La meditazione tradizionale buddhista si basa su tecniche di respiro per calmare e concentrare la mente.

ecco a voi LE SEI PORTE MERAVIGLIOSE: Continua a leggere

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Mindfulness: la pigrizia, gli affetti e il sé

Ultimamente ho iniziato a meditare con un amico di vecchia data, che chiamerò per riservatezza Effe, dall’iniziale del suo nome, senza specificare se è uomo o donna.

Effe, incuriosito dalla vipassana (e dalla sua ansietta cronica e senso di insoddisfazione), mi ha chiesto di meditare insieme, ogni tanto. Effe è un persona molto pigra e preferisce lampi creativi alla costanza. Continua a leggere

Perché meditare e a cosa serve la mindfulness

L’espressione pali, cioè nella lingua originale, per la meditazione di visione profonda è vipassana bhavana.

Bhavana viene dalla radice bhu e significa crescere, diventare, quindi nella espressione che analizziamo ha il senso di coltivare, cioè coltivare la mente. Vipassana è composta da passana, cioè vedere e percepire, più il prefisso vi  dai molti significati, in questo caso il significato della parola è quello di guardare all’interno con profondità, guardare le cose con chiarezza. Continua a leggere

Mindfulness: un esercizio per iniziare

Nella tradizione buddhista, la mente che vortica continuamente da un pensiero a un altro, la mente distratta, è detta “mente di scimmia” (in pali kapicitta), perché la sua caratteristica è di lanciarsi da un pensiero all’altro senza approfondire mai nulla. Per questo la metafora di una scimmia che si lancia continuamente e con esasperazione da una liana all’altra offre una immagine semplice da capire. Continua a leggere

Concetto chiave per capire l’angoscia: l’assenza del Sé

Nel secondo discorso del Buddha, il Discorso sul contrassegno del non-sé, l’Anattālakkhana Sutta, egli dice:

“O monaci, la forma materiale [la forma fisica] non è il Sé . Se la forma materiale fosse il Sé, questa forma materiale non condurrebbe all’afflizione, e della forma materiale si potrebbe dire: ‘La mia forma materiale sia così, la mia forma materiale non sia così’. Ma poiché la forma materiale non è il Sé, essa conduce all’afflizione, e della forma materiale non si può dire: ‘La mia forma materiale sia così, la mia forma materiale non sia così”. Continua a leggere