Perché questo sito

Molti anni fa capitai per caso nel gruppo di Studi Orientali presso La Sapienza di Roma. Trovai subito interessanti le lezioni di religioni e filosofie dell’India di Corrado Pensa. La strada era segnata, una strada che correva lungo due carreggiate: quella del buddhismo e della psicologia. Mi laureai più tardi con Mauro Bergonzi, dell’Orientale di Napoli.

Con l’attestato della laurea in mano, molte erano ancora le questioni aperte e ancor più i dubbi sul cosa fare di quello che avevo appreso. Avevo solo una certezza, che se fosse stato decriptato il messaggio  del Buddha storico in un linguaggio più semplice e accessibile a tutti, molte persone avrebbero avuto un sostegno maggiore contro il mal di vita (o l’angoscia esistenziale).

Riccardo Venturini in un suo saggio introdusse il concetto di “mediatore gnostico”,  individuando così proprio nella psicologia l’elemento culturale in grado di “tradurre” le nozioni contemplate dalla dottrina del Buddha: nozioni che spesso possono apparire, a un uditore occidentale, criptiche, remote o addirittura paradossali.

Quello che più trovavo interessante era la semplicità del pensiero del Buddha, semplicità assai ardua da tradurre in atti e motivazioni. Una semplicità alla base certamente di una architettura filosofica complessa, ma complessa e intricata come può essere il gioco dello Shangai… armandoci di pazienza si ha a che fare con dei semplici bastoncini di legno.

Si dice che sul versante filosofico il buddhismo sia più vicino all’approccio fenomenologico, perché si sofferma sull’analisi dei fenomeni e non sulle categorie assolute, mentre sul versante psicologico è più vicino alla psicoterapia perché lo studio della mente buddhista trova il suo scopo nel fornire una via d’uscita alla sofferenza mentale del soggetto. Questo approccio pratico, quasi quotidiano, con cui il buddhismo si siede accanto per ascoltare e sostenere la persona afflitta dallo stato insoddisfacente della propria vita, mi ha fatto pensare che forse era necessario denudare il messaggio del Buddha di una veste mistica, religiosa o estranea perché troppo orientale. Caduta questa veste rimane solo il cuore degli insegnamenti: capire e lasciare andare l’angoscia, l’ansia esistenziale e tutte le sofferenze autoprodotte dall’essere umano a proprio danno.


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