Vacuità tra Origini, Zen e Meditazione

schermata-2017-01-24-alle-12-22-24Ultimamente riesco a scrivere articolo dopo discussioni divampate amichevolmente in forum e gruppi facebook. Non mi dispiace, c’è molta aderenza a fatti e il lato nozionistico è meno vivo. Va bene, tuttavia potrebbe aumentare la difficoltà della lettura.

La vacuità, sunyata, in sanscrito, perché fa parlare alcuni maestri zen del tutto? Il sillogismo sarebbe: tutto è vuoto, vuoto è tutto, tutto quindi è ora, cioè niente prima e dopo ora, ovvero niente cause ed effetti.

Questo passaggio  è mezzo vero. Non lo è del tutto, ma la metà vera è utilissima.

Un passo indietro, vacuità è la contrazione di una frase più lunga, anche nel mahayana e quindi nello zen. La frase estesa è “vuoto di esistenza intrinseca”. E questo chiama in causa inevitabilmente cause ed effetto. Ovvero se non esiste intrinsecamente, di per sé, esiste perché sussitono cause ed effetto.

Quindi quando si parla di vacuità, si parla sempre di cause ed effetto.

C’è ora la mezza parte vera, quella della pratica. Lo zen, come dice il nome, è molto incentrato sulla meditazione e ancora meglio sull’assorbimento mentale. Tecnicamente sull’unificazione della mente nel momento presente.

Risiedere nel momento presente, escludendo causa-efffetto (non del tutto), è una forma di zazen, quella concentrativa, parallela alla samatha.

Quindi è molto proficuo nella pratica meditare nel momento presente senza causa-effetto per aumentare l’unificazione e la quiete.

Tuttavia la shikantaza, per esempio, che si dice sia una meditazione contemplativa senza oggetto, un oggetto ce l’ha, ed è proprio la vacuità.

Ora possiamo rivelare che la vacuità mahayana e la teoria dell’anicca e dell’anatta sono la stessa cosa.

Mentre anicca è impermanenza dei fenomi, quindi del lato oggettivo dell’esperienza, nel senso di oggetti, ciò che è altro-da-me… anatta è impermanenza dell’io e mio, quindi lato soggettivo.

Vacuità, che abbiamo detto ha la sua formula estesa in:  “vacuita di esistenza intrinseca di tutti i fenomeni”; vacuità è in realtà anicca e anatta, cioè unisce i due lati dell’impermanenza.

Ne deriva quindi che la vacuità, abbraccia TUTTO il complesso di tutte le possibili cause ed effetti di ogni fenomeno. Per questo si parla nel mahayana di TUTTO.

Quindi se lo zen dice di stare sul tutto nel presente, ha ragione. E se le altre scuole dicono di stare su cause e effetti, hanno ragione… e paradossalemente stanno dicendo esattamente la stessa cosa.

Un po’ come la luce – non a caso nel buddhismo ci si illumina – che presenta sia una teoria delle particelle sia quella delle onde

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