Dogen, meditazione e un mio insight

dogenPresso il Centro Meditazione Roma, ieri sera ho avuto un insight.

Praticavo i 40 minuti di inizio seduta di vipassana, la meditazione di visione profonda della tradizione buddhista.
Ho spontaneamente portato l’attenzione dal respiro alla presenza mentale stessa, cioè non all’oggetto di coscienza ma alla coscienza stessa (per quanto possibile). Ho di fatto aperto l’esperienza al qui e ora. Questa è una della modalità della vipassana, e diciamo la caratteristica della shikantaza di tradizione soto zen.

Al che mi è tornata alla mente la frase “lasciare cadere corpo e mente” scritta nello Shobogenzo dal grande monaco soto zen Dogen, da qui c’è stata una molteplice e fulminea associazione per rimandi: mi è tornato in mente il libro di Uchiyama su Dogen e zazen e sulla sua esperienza in Cina.

Brevemente, Dogen a un certo punto si convince di dover rinnovare lo spirito dello zen tornando alla terra di origine, la Cina. Qui inizia una proficua pratica con il maestro Ryujing. Questi, lo apre alle tecniche meditative da lui definite degli “antichi” e lo inizia appunto al concetto di “lasciare cadere corpo e mente” durante la meditazione. Nella traduzione inglese di questo libro di Uchiyama, se non erro al posto del termine “antichi” è riportato “theravada”, cioè l’unica – a oggi – scuola superstite del buddhismo precedente lo zen e il mahayana tutto.

Questa veloce, e ripeto, simultanea emersione di idee e brani, mi ha messo nella testa questa equazione: lasciare cadere corpo e mente = lasciare cadere i 5 componenti che formano una persona della tradizione buddhista classica.

Da qui il vortice associativo:
lasciare cadere corpo e mente = lasciare cadere i 5 componenti che formano una persona della tradizione buddhista classica.

lasciare cadere i 5 componenti che formano una persona = lasciare cadere l’attaccamento ai 5 componenti.

lasciare cadere l’attaccamento ai 5 componenti = lasciare cadere l’attaccamento alle opinioni sui 5 componenti.

lasciare cadere l’attaccamento alle opinioni sui 5 componenti = lasciare cadere l’attaccamento alle opinioni in genere (le opinioni indirizzano nel bene e nel male il nostro atteggiamento mentale, il comportamento e quindi la nostra vita tutta).

Lasciare cadere l’attaccamento alle opinioninon essere portato via dal qui e ora dal pensiero.

In pratica, mi ha reso possibile la permanenza serena nel momento presente, dove nel momento presente quello che ho avvertito è stata una presenza meno forte dei confini identitari, ma non la loro dispersione, quindi una forte e innata spinta altruistica senza ricompense personali. Per altruistico intendo qualcosa oltre gli altri, ambiente compreso. Il che mi porta a pensare che ho avuto esperienza diretta dell’interdipendenza. Un’esperienza non definibile piacevole, direi che provavo più un “ecco, così dev’essere, questo è”.

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10 pensieri su “Dogen, meditazione e un mio insight

  1. akismet-3f1a58bf8ad1339edec6291330e8972f ha detto:

    Ciao, volevo chiederti cosa intendi alla fine dell’articolo quando parli di una presenza meno forte dei confini identitari?

    Mi fai venire in mente una meditazione che feci nel 2013 che mi ricordo benissimo perchè tutti i suoni, la percezione del corpo, l’aria sulla pelle si mescolavano tra di loro: mi verrebbe da dirti che si compenetravano. E’ come se la sensazione corporea invece di essere appartenente ad un punto specifico “aprisse” i suoi confini allo spazio attorno. Lo stato che ne conseguivo era di una presenza molto forte e concentrata ma rilassata su questa apertura.

    • buddhismoquotidiano ha detto:

      Forse è qualcosa di simile. Quello che penso è: la percezione di me stesso era meno squilibrata a svantaggio della percezione “altro da me”. a me non si mescolavano le sensazioni o percezioni. c’era più un riequilibrio.
      grazie per la partecipazione e per l’interessante spunto, daniele

  2. gaetano ha detto:

    Ciao Massimo.
    Quando scrivi dei 5 componenti ti riferisci ai 5 aggregati? E se è così mi descriveresti, anche con degli esempi, il loro funzionamento o intervento in ordine di apparizione? Su questo argomento ho ancora le idee confuse. Grazie.

    • buddhismoquotidiano ha detto:

      Ciao Gaetano, i 5 skandha o khandha, in sanscrito o in pali, sono:
      materia
      sensazioni
      percezioni
      formazioni mentali (idee, opinioni, pensieri, il prodotto della mente “volontà di” compresa)
      consapevolezza
      la prima è del corpo le altre quattro della mente. Non c’è ordine di apparizione, sono simultanee. L’ordine può esserci in base a una meditazione su essi, ma siamo noi che lo decidiamo. in “natura” non c’è un ordine (è un po’ semplificato).
      Qui non ho tempo e spazio per dilungarmi, cercherò più avanti di scrivere un articolo al riguardo.
      Ma sono abbastanza intuitivi, il primo è il corpo materiale, le sensazioni sono in realtà valutazioni: piacevole, spiacevole e neturo. La percezione è come quando un neonato vede un oggetto, non c’è la costruzione concettuale dell’adulto su quell’oggetto. Le formazioni mentali sono il prodotto della mente e la coscienza è quel processo che si accorge di tutte queste cose, come la nostra coscienza, che come dice la parola “con – sapere”, sa e si accorge di diversi processi insieme “con”.

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