Vipassana, Dharma e sofferenza

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La parola Dharma, come detto più volte è spesso tradotta con la frase “le cose così come sono”. Un’altra possibile traduzione è sostegno. Alcuni hanno chiesto se le pratiche meditative ci hanno aiutato. Sapere che quello che facciamo è un sostegno credo sia la migliore risposta che possiamo dare.

Ma il significato letterale è quello più utile per noi oggi: legge. Dharma significa legge. Infatti il buddha non crea o inventa nulla, ma scopre, svela. Rivela la legge per capire la sofferenza esistenziale. E poi mette in atto un percorso per eliminarla. La legge del buddha è quindi un percorso per capire e risolvere la sofferenza esistenziale.

Nel buddhismo si parla di esseri senzienti, e anche noi lo siamo. Questo significa che sentiamo sia il piacere sia il dolore. Non possiamo eliminare una delle due facce senza compromettere l’intera medaglia. Quindi sentiremo sempre il dolore. La sofferenza curata dal buddha è quella che nasce dal modo con cui ci poniamo di fronte al fatto che siamo esseri senzienti, quindi la sofferenza che ci creiamo da soli.

La meditazione che introdurremo, la vipassana, è lo strumento principale ma non l’unico per capire questo tipo di sofferenza. La visione profonda di quello che in realtà siamo e di come ci rapportiamo col mondo è questo strumento. Abbiamo spesso ricordato che la meditazione che faremo è caratterizzata da unatteggiamento non giudicante, questo perché l’attività giudicante è un filtro che altera una visione profonda che è una visione nuda della realtà. Nuda nel senso di priva delle nostre costruzioni mentali. E il giudicare è una costruzione mentale molto forte e resistente che altera qualsiasi analisi dell’esperienza.

Una metafora molto utile per capire come funziona la vipassana è quella deiconfini sulla mappa. Se prendiamo una cartina geografica noi possiamo riconoscere diversi stati grazie a delle linee che tracciano i confini. Ma se andiamo a vedere direttamente sul territorio queste linee non ci sono, il terreno presenta continuità sia al di là che al di qua dell’ipotetica linea. Le linee di confine non esistono, ma hanno un rilevante impatto politico sulla vita delle persone.

La conoscenza della realtà dei nostri confini provoca un cambiamento di prospettiva, non siamo noi a cambiare, ma cambia il modo in cui vediamo le cose. Le linee sui confini sono convenzioni, non è la realtà, ma ora possiamo usare entrambe le conoscenze, quella delle convenzioni e quella della realtà del territorio.

Il nirvana infatti altro non è che un cambio di prospettiva dalla nostra finestra sul mondo. L’illuminazione è riaccendere la luce in una stanza buia e tornare a vedere le cose così come sono.

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