Il buddhismo e la complessità della vita

comples1Ieri, durante shikantaza ho avuto un insight, una intuizione non concettuale: nella complessità si annida il dolore.

Questa comprensione è sorta quando mente e corpo, come diceva Dogen, sono caduti durante la visione penetrativa della shikantaza. Riuscivo a prestare attenzione a una serie numerosi di processi: percepivo il mio corpo tutto – braccia, gambe, solito dolorino alla schiena dovuto alla scoliosi. Distinguevo tutti i suoni, le voci della strada, il traffico, il ticchettio dell’orologio nel dojo. Seguivo perfettamente la reattività della mia mente agli stimoli, ovvero come uno stimolo corporeo attivava un preciso pensiero, o un suono un altro ricordo, e in modo distaccato osservavo tutti questi pensieri rincorrersi e sopirsi, per poi essere richiamati da altri stimoli.

Ho toccato il miracolo e la complessità del nostro corpo-mente, delle infinite trame che ci legano a noi stessi e di quelle che ci annodano indissolubilmente agli altri e all’ambiente. Ho contemplato l’interdipendenza dei fenomeni nel suo presente svelarsi.

Una fitta, fittisima trama, come un progetto edile in prospettiva dalle infinite linee di fuga.

La nostra vita è dunque una serie infinita di vie di fuga che tracciano una labirintica complessità dove continuamente perdiamo di vista il nostro sè, o meglio perdiamo di vista che non esiste un sè che non sia in relazione con questa complessità.

Il buddhismo, nelle sue tecniche meditative, è dunque un percorso non tanto di semplificazione della complessità, come ritenevo prima di questo insight, ma è un percorso di svelamento dell’esistenza di questa complessità.

Svelare la complessità ci pone davanti alle numerose e continue difficoltà che causano il nostro disagio quotidiano, ci mette in condizione di accettare la complessità, accettare l’idea che sia soltanto un insieme vorticoso di semplice linee, che il mostro incredibilmente non è così mostruoso anche se è doloroso, accettare che dietro ognuna di queste linee c’è una possibilità feconda o una possibilità avversa.

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