Rabbia e sentimenti negativi durante la meditazione

hulk-angry-closeupUn amico di penna mi ha fatto la seguente domanda:

“Quando leggo in libri o spiegazioniosservate i vostri pensierioppure osservate le emozioni” ho questo dubbio colossale: se sono in un momento di distrazione non può esserci concentrazione (e quindi non riesco a osservare nulla) e quando finalmente per caso ritorno alla concentrazione (e quindi al silenzio mentale)  non posso osservare i pensieri della distrazione ma semmai osservo lo strascico del ricordo perché il momento di distrazione è appena passato pochi secondi fa! Pratico Vipassana (Goenka) ma mi son preso una pausa perché mi tira fuori una rabbia davvero forte e fastidiosa (non meditando non mi succede) e non riuscendo ancora a osservarla mi crea problemi a livello emotivo.”

Seguito dalla ancor più interessante domanda:

“Tempo fa, sentendo parlare due persone, queste affermavano che a un certo punto si arriva a poter osservare “il sorgere dei pensieri” ma non ho mai sperimentato questo fatto meditando.
Quindi la domanda finale è:
A un certo punto avviene uno “spostamento” o “cambiamento” nel modo in cui funziona la mente dove riesco a rimanere concentrato e al tempo stesso riesco a osservare i pensieri che vanno all’impazzata?
E’ possibile mantenere la consapevolezza del momento presente potendo osservare in tempo reale il galoppare dei pensieri come fosse un filmato davanti agli occhi? Quindi il poter vedere il sorgere dei pensieri è una cosa corretta?”

La mia risposta è stata:

“A un certo punto avviene quello spostamento. E’ solo questione di “abitudine” ai processi meditativi connessi al fenomeno attentivo; è come in palestra, a forza di sollecitare i muscoli crescono. E’ questione di concentrazione, costanza e pazienza.

Nella shikantaza o nella vipassana sull’equanimità (che sono la stessa cosa) riesci a seguire il flusso di pensieri senza rimanerne invischiato. In genere, concentrandosi sul presente della respirazione, ti abitui all’esperienza e a disattivare il pensiero compulsivo. Col tempo il pensiero diventa meno compulsivo e più gestibile.

Io il cambiamento o spostamento ce l’avuto dopo poco più di due anni, ma è soggettivo.
Alterna e integra samatha e vipassana. Quando le integri, parti con samatha sul respiro, quando la mente si calma (ci vogliono dai 15 ai 40 minuti) passa a osservare quello che c’è nella tua mente, se sono pensieri, osservali.
La concentrazione sul respiro rallenta l’attività mentale ed è più facile seguire il “movimento” dei pensieri.”

Poi ho suggerito:

“La rabbia che ti tira fuori perché non riesci a osservarla è proprio il fenomeno che devi osservare.
Il fatto è che tu ti aspetti di più quando invece è di meno. Devi stare nel presente, se ti crei aspettative – per esempio sulla pratica – ecco che ti sei spostato nel futuro.

Il passato come disillusioni e rimpianti e il futuro come ansie e aspettative sono inquinanti mentali: li assopisci pian piano stando sul respiro.
I primi tempi devi stare solo sul respiro, non devi chiederti di più. Quando ti distrai lo noti e torni al respiro…  è normale che ti accorgi che ti sei distratto solo dopo un po’ o quando la distrazione è finita.

Devi unificare la mente, cioè calmarla stando solo sul respiro e basta, non è una cosa per niente semplice. Fai solo questo e quando la tua mente è abbastanza calma, passi a vedere cosa emerge dalla tua emotività, cioè passi alla vipassana.

se vuoi invece fare subito vipassana, parti con venti minuti di samatha per calmare la mente, poi vai in vipassana. Se ti sale questa rabbia, è perfetto: stai con la rabbia senza giudicarla e giudicarti. Stai e basta. Devi fare esperienza di questo stato emotivo, non devi analizzarlo.

Se giudichi la tua pratica, ti arrabbi, ma l’esercizio è stare con lo stato emotivo senza giudicare.

In pratica, non devi farti invischiare dall’oggetto meditativo (la tua rabbia nel non riuscire a meditare, cioè il tuo giudizio, cioè la tua mente giudicante), devi di fatto contemplare tu che contempli. Devi essere presente a te stesso mentre fai esperienza dello stato emotivo… è una sorta di distacco. Ti faccio un esempio, è come indossare occhiali scuri: vedrai scuro, e in penombra rischi di sbattere la testo ovunque. Devi “togliere” gli occhiali per vedere le cose senza, così come sono. Lo stato emotivo influenza la tua visione profonda (vipassana), devi distanziarlo da te, devi far cessare il tuo attaccamento nei suoi confronti, altrimenti come lo osservi? per far cessare l’attaccamento, devi smettere di giudicare.

Con la mente giudicante è impossibile meditare. Scardina la mente giudicante (il tuo arrabbiarti) osservandola “senza giudicarla”. Non devi cioè giudicare la tua mente giudicante.
Se in qualche momento la rabbia è eccessiva, puoi praticare la meditazione chiamata metta

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