Consapevolezza e Buddhismo

mirror-cat-6

Che cos’è la consapevolezza? bella domanda. Nel Buddhismo è quel processo nel quale la mente osserva se stessa.

Ora la domanda è inevitabilmente: in che modo la mente osserva se stessa?

Per capirlo dobbiamo parlare anche della percezione, perché l’osservazione in questione si basa su 4 modalità percettive:

1 la percezione di come un oggetto mentale o fisico è percepito da me

2 la percezione della mia reazione emotiva legata all’oggetto: il soggetto che percepisce.

3 la percezione di me stesso in relazione all’oggetto percepito: il contesto percettivo.

Questi primi 3 punti corrispondono a: l’oggetto,  la reazione emotiva e il soggetto. Nella vita di tutti i giorni la nostra consapevolezza delle cose si trova nel gradino più basso, dove  la nostra attenzione è focalizzata sul punto 1, cioè l’oggetto, e in modo  sfocato e confuso sui punti 2 e 3, cioè la reazione emotiva e una vaga percezione del soggetto, che poi siamo noi, e nonostante sia vaga la percezione, siamo fortemente convinti dell’esistenza di un soggetto (Io) ben definito e separato da tutto e tutti. In questa modalità di consapevolezza, i punti 2 e 3 nonostante la loro debole e imprecisata presenza, hanno molta influenza, perché danno un colore particolare all’oggetto e all’esperienza. Infatti, noi organizziamo la nostra quotidiana presenza nel mondo, più su quel particolare colore, ovvero i deboli punti 2 e 3, che all’oggetto, il punto 1.

Il punto 4 comprende i primi 3 ed è il processo percettivo stesso. Ora dovremmo immaginare questi 4 punti: soggetto, reazione emotiva, soggetto, processo percettivo, come gli strati di una cipolla: il punto 1 è avvolto dal punto 2, il 2 dal 3 e il punto 4 li avvolge tutti.

Come detto, questa è la normale consapevolezza che tutti hanno ogni singolo giorno.
Nel Buddhismo grazie a meditazioni come vipassana o shikantaza, durante la seduta si passa a modalità di consapevolezza più profonda. Ed è una cosa buona, perché a lungo andare impariamo a disattivare il pilota automatico, che tante volte ci aiuta e in alcuni casi ci crea piccoli disastri, e ahimé è alla base della nostra insoddisfazione esistenziale.

Questo è quello che avviene nelle meditazioni buddhiste:

L’approfondirsi della consapevolezza porta a un processo di disidentificazione o identificazione col processo percettivo stesso, che poi sono la stessa cosa, perché ci disidentifichiamo dalle nostre emozioni e dall’immagine che abbiamo di noi perché ci identifichiamo con la pura percezione.
Perché avviene questo? perché le percezioni dell’oggetto e del soggetto sono finalmente riunite (e quindi trascese) nel processo stesso. E nel buddhismo la radice dell’angoscia, dell’ansia e della sofferenza esistenziale è proprio la divisione del soggetto dagli oggetti e quindi dal mondo.

Normalemente, nella vita quotidiana, la nostra consapevolezza è focalizzata sul punto 1 loggetto e ci identifichiamo col punto 2 la nostra reazione emotiva all’oggetto.

Quando iniziamo a praticare la meditazione, la consapevolezza si focalizza sul punto 2 la reazione emotiva e ci identifichiamo col punto 3 il soggetto che percepisce – infatti nella meditazione vediamo noi stessi che osserviamo la reazione emotiva. Non è che avvenga un distacco e quindi osserviamo in modo distaccato, ma impariamo a osservare senza preconcetti e pregiudizi: non c’è distacco, c’è un modo diverso di vedere le cose.

Con l’approfondirsi della consapevolezza, il focus passa sul punto 3 cioè il soggetto e ci identifichiamo con il punto 4 il processo percettivo – difatti, la percezione del nostro Io che percepisce lascia il posto al processo percettivo stesso.

Ora, le tre diverse percezioni di oggetto, emozione e Io non sono più divise, ricordate le bucce di cipolla? La nostra consapevolezza è focalizzata sulla foglia di cipolla più esterna, il punto 4, e osservando il punto 4, osserviamo tutti e tre i punti interni. Ci siamo disidentificati o identificati con il punto 4, la percezione stessa e da questa posizione osserviamo insieme l’oggetto, l’emozione e il nostro Io da “fuori” rimanendo “dentro”, possiamo osservarli “separatamente” ma in una visione di “insieme”, come quando guardando il cielo vediamo l’azzurro, le nuvole e una rondine che volteggia vivendosi quel cielo: sono tre cose separate ma di un unico nostro sguardo che tutti li comprende.

 l’oggetto, l’emozione e l’Io non sono spariti, ma riuniti nel processo percettivo, il punto 4. Qui noi ci identifichiamo col punto 4, cioè il processo percettivo, e questo vuol dire che ci identifichiamo con l’osservazione: noi siamo la percezione, noi siamo l’atto di osservare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...