Il Karma riguarda vite passate e future oppure no?

karma

karma in buddhismo quotidiano

Quello che a me interessa del buddhismo sono il cuore netto e asciugato degli insegnamenti e il come inquadrarli in una cornice logica e di senso alla luce del linguaggio contemporaneo e della cultura di oggi.

fatta questa premessa, ragioniamo insieme perché il buddhismo è ancora un working in progress (con un suo cuore definito però). il karma, da kr, sono le azioni, l’agire, il comportamento. le azioni dipendono dal nostro modo di vedere le cose e di pensare. quindi azioni, volontà è analisi della realtà data sono interconnessi: se penso male, voglio del male o scambio il male per il bene e di conseguenza mi comporto male. ogni nuova azione sbagliata rafforza il mio modo errato di analizzare la realtà.

buddha insegnò delle tecniche di analisi per comprendere la realtà (le cose così come sono), una volta compresa la analisi è stata inclusa in una pratica più ampia di etica e comportamento che è il nobile ottuplice sentiero. dove ognuno degli otto passi influenza ed è influenzato dagli altri simultaneamente.

buddha insegnò tutto questo per eliminare la sofferenza che possiamo gestire, cioè quella generata da noi e dalla nostra ignoranza delle cose così come sono.

allora se eliminare la sofferenza autoprodotta in noi, contro di noi e negli altri e contro gli altri (perché la responsabilità delle nostre azioni e i suoi effetti ricadono sempre su di noi e gli altri – da qui la visione duale o la sua ritrovata sintesi), allora eliminare questa sofferenza nella pratica quotidiana significa purificare il karma quotidianamente.

l’aiutare gli altri è rischioso se non si sta attenti alla visione duale. nel buddhismo a volte è meglio ragionare per verbi indefiniti per evitare la divisione soggetto/oggetto… quindi parlerei dell’ “aiutare” e non di “io aiuto gli altri”. perché nella corretta visione di sintesi oggetto/soggetto aiutare gli altri e aiutare se stessi sono lati di una stessa medaglia.


poi ci metto del mio, getto una mia carta: dal momento che non credo buddha fosse interessato alla vita ultraterrena e all’al di là (mia tesi confermata dal fatto che il rimedio del buddha è qui e oravedi sutra della freccia), la purificazione del karma è infinita quanto la vita di una persona, quindi ha una fine. ma se consideriamo l’impegno sociale, la purificazione del karma è infinita quanto il cammino dell’essere umano di generazione in generazione. darwinismo permettendo: è sempre possibile una nostra estinzione.

concludo dicendo che per quanti considerino il karma come legge regolatrice delle reincarnazioni, quindi vite passate e future, l’insegnamento del buddha purifica sia il karma in chi crede che regoli la rinascita dell’ego ipertrofico o smodato che tutto brama in questa sola vita, sia chi crede in vite future e passate. il cammino del dhamma è lo stesso, unico è il set di tecniche (levando qualche rara eccezione). L’isengamento del buddha è valido per purificare il karma per entrambe le visioni sul karma.

una questione dirimente: nel buddhismo, o in un certo buddhismo, per una persona è impossibile ricordare  vite passate fin quando non raggiunge il nirvana. quindi credere o non credere in vite passate e future è ininfluente perché il dharma del buddha è sempre nel qui e ora di questa vita in questa esistenza… poi sarà nel qui o ora della vita futura, ma non avendo memoria di quella passata, sarà sempre “in questa vita ed esistenza”.

ringrazio per questo articolo: Emanuele Longobardi, Davide Puglisi, Tiziana Ryukan Crociani, Alessandro Azzini, Emanuele Fabio Martinelli, Claudio Micheli, Giacomo Vaiana, Giordana Ungaro,  Marco Meta, Bruno Cavallari e Massimo Cortini
e il gruppo https://www.facebook.com/groups/buddisti/

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5 pensieri su “Il Karma riguarda vite passate e future oppure no?

  1. Daniele ha detto:

    Ciao, guarda questo discorso ultimamente mi sta dando da pensare e mi ero posto dei dubbi sulle rinascite, per cui ti ringrazio di averlo scritto, capita proprio a fagiolo 🙂
    Infatti in più di un’occasione viene posta particolare attenzione sul fatto di non dare per scontato gli insegnamenti del Buddha, ma di provarli sulla propria pelle, di propria esperienza. Quindi se mi pongo il dubbio sulla rinascita, il passaggio nel bardo a livello pragmatico mi chiedo: c’è nessuno che ha visto in modo effettivo questa cosa e che l’abbia riportata in modo inequivocabile? E quindi quando una persona viene riconosciuta reincarnazione? Come ci si può porre in modo sufficientemente critico verso questo aspetto?

    • buddhismoquotidiano ha detto:

      grazie a te per averlo letto l’articolo 🙂

      parli di bardo, quindi sei vicino alla nobile scuola tibetano.

      la cosa da tenere sempre a mente è che il buddhismo ha una spiccata predisposizione a miscelarsi con le culture e religioni autoctone. nel buddhismo tibetano c’è molto sciamanesimo prebuddhista. ma è sempre buddhismo perché mantiene il cuore degli insegnamenti. è una nobile tradizione.

  2. manuela ha detto:

    cosa intendi per vita ultraterrena? A quanto ne so per il buddhismo esiste il samsara e il nirvana, e di questo ha parlato il Buddha. Quanto alle vite precedenti ci sono degli studi che confermano persone che ricordano la vita immediatamente precedente a questa. Se il karma riguardasse solo questa vita, non spiegherebbe il dolore dei bambini e la rinascita come animali ecc.

    • buddhismoquotidiano ha detto:

      in molti sutra buddhisti sono riportati i regni celesti. nel buddhismo, non ci si ricorda delle vite precedenti. poi la teoria della reincarnazione è molto poco compresa in occidente. il paragone è quello della candela. se io ho una candela accesa e tu una spenta, e accendo con la mia fiamma la tua candela, posso dire che la fiamma è passata da una candela all’altra, ma posso ritenere che siano la stessa fiamma? questa è la reincarnazione nella cultura indiana prebuddhista. non è che una esatta persona, nelle epoche rinasce in modo identico e non è il suo “spirito” che si reincarna, ma un quid, un qualcosa. e il buddha, lo dice la tradizione non lui, ricorda le vite passate solamente quando raggiunge il nirvana.

      per quanto riguarda i bambini che piangono alla nascita, è accertato che dipende dal repentino mutamento del contesto, dal grembo materno all’ambiente comune.

      sembra poi quasi del tutto certo che il karma nel buddhismo non riguardi la reincarnazione, ma le continue rinascite del egocentrismo. il concetto di reincarnazione, nei testi antichi buddhisti, quelli più vicini al buddha, cioè 150 anni dopo la sua morte, sembra zoppicare molto, quasi una forzatura all’interno di questi testi, mentre coincide con le continue pulsioni egocentriche, che appunto nella tradizione buddhista sono chiamate rinascite, ma sono “rinascite” di punti di vista e comportamenti scorretti all’interno di questa sola vita.

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