Meditazione per bambini

415_child_meditationESERCIZIO INTRODUTTIVO ALLA MEDITAZIONE PER BAMBINI DI 5 ANNI in su.

Molti ritengono che bambini così piccoli non siano in grado di meditare o praticare la vipassana. In parte è vero, ma possono concentrarsi per pochi minuti sul respiro nella posizione corretta. E questo è un punto iniziale molto fruttuoso da cui partire.

I bambini faticano a gestire emozioni particolari, soprattutto quelle negative come rabbia, paura e tristezza. Spesso ne sono sopraffatti e crescendo, una volta diventati adulti, possono accusare forme di ansia dovute all’inadeguatezza di certe abitudini sbagliate. Per esempio quella di fuggire o negare le proprie emozioni perché ingestibili.

La meditazione di visione profonda richiede il contatto con emozioni negative, dunque è possibile abituare o preparare i bambini a questo contatto già a partire da 5 anni. Vediamo come:

I bambini hanno difficoltà a seguire pensieri astratti, ma sono bravi con le storie:

Iniziate a farli concentrare sul respiro che entra e esce, se hanno difficoltà a stare con gli occhi chiusi, potete fargli fissare una candela in penombra, evitate il buio.

Rabbia:
Raccontate una storia che susciti  loro RABBIA, un’ingiustizia o una cosa cattiva (ma non troppo) fatta a un animale. Chiedete se ci sono parti del corpo dove “sentono” di più la rabbia. Chiedete anche perché secondo loro quella è rabbia, che sensazioni dà. Poi esortateli a tornare in meditazione sul respiro e fare attenzione a queste parti del corpo e alle cose che vi siete detti.
Questo col tempo li porterà a conoscere e poi a gestire meglio la rabbia. E’ bene anche discutere del fatto che tutte le emozioni negative non sono brutte di per sé, perché hanno anche una utilità legata all’evoluzione e alla sopravvivenza delle specie umana, ma il problema è quando prendono il sopravvento. Se i bambini imparano a gestire le emozioni negative, quando queste si affacceranno non le sopprimeranno, non le eviteranno, ma avranno imparato a non esserne prede inconsapevoli e soprattutto ad analizzare le informazioni utili che si portano dietro.
Col dialogo cercate o stimolate sempre una discussione per trovare gli elementi utili di emozioni negative.

Paura:
Stessa tecnica della rabbia, utilizzate un racconto pauroso, ma non troppo, e soprattutto controllate costantemente il livello di ansia del bambino durante la narrazione e alleggeritela se lui risponde con eccessiva paura, ma fatelo prima che la paura sia già eccessiva.
Molti bambini, specialmente i maschi, collegano alla paura anche la vergogna, e questo crea maggiori difficoltà nella gestione delle emozioni negative, quindi è bene discutere anche sul fatto che è normale provare paura per certe cose, perché è come un segnale che ci dice che ci dobbiamo difendere da qualcosa, la paura è una amica, è una campanella che ci averte quando dobbiamo trovare protezione. E’ come nel gioco “un-due-tre-stella” che al tre ci dobbiamo fermare per non essere colti in fallo. Soprattutto, con questo esercizio, nel tempo, dobbiamo aiutare il bambino a distinguere le minacce reali e da quelle illusorie.

Tristezza:
la tecnica è sempre la stessa, utilizzate un racconto di un bambino che si è perso, giocattolo rotto, cose del genere, mai troppo ansiogene.
Dopo la stessa prassi seguita con la rabbia, discutete sui lati buoni della tristezza:  una persona che prova tristezza per i problemi degli altri è una persona sensibile e ha la forza (o può svilupparla) di comprendere gli altri.

Alla fine di ogni esercizio con le emozioni, fateli rilassare con la meditazione e sentire che piano quell’emozione brutta svanisce, per portare un po’ di felicità e serenità e non identificare questi esercizi con momenti spiacevoli.

E’ un esercizio importante e utile, perché nel bambino di oggi si aiuta l’adulto di domani a non identificarsi troppo con gli stati negativi o a reprimere emozioni, causa frequente di nevrosi in età adulta.

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