Perché meditare è antistress?

cane_stressatoLo stress è un bel problema nella nostra società. Aspettative disattese, scarsa autostima, traffico, esami, scadenze, finanze, e le mille pressioni  quotidiane sono fonte e aumentano il senso di angoscia, un vero stress mentale che può causare emicrania, disturbi alimentari e del sonno, e la solita ansia snervante. Per ridurre lo stress, oltre ai farmaci, è bene scavare in fondo e guardare negli occhi il problema, andare alla radice del disturbo.

La meditazione è una cosa semplice, e questo è uno dei suoi punti di forza. In poche parole, il suo fine è quello di evitare di farsi del male inutile e farlo agli altri, ma dal momento che è una forza attiva, la meditazione aiuta anche a farsi del bene, e chi si vuole bene sa fare il bene anche per gli altri.

Il controllo è la chiave per capire il nostro stress: più è autoritario e forte il nostro controllo su noi stessi e le nostre cose, maggiore è lo stress; più sono le cose da controllare, più sono le fonti dello stress. Intellettualmente siamo spesso in grado di comprendere le fonti dello stress, ma per qualche motivo, non riusciamo a fare nulla: la meditazione praticata nel tempo aiuta anche maneggiare una migliore determinazione e una migliore analisi.

Volete sapere perché? Perché durante la meditazione si passa da una dominanza dell’emisfero sinistro, quello logico e razionale, all’emisfero destro, quello intuitivo. E una analisi sostenuta anche dalle caratteristiche dell’intuito ha una maggiore profondità nella lettura delle problematiche.

E poi la vipassana è antistress, perché come in tutte le meditazioni che generano quiete, diminuisce
il cortisolo, l’ormone dello stress, e anche l’adrenalina, e inoltre accresce l’ormone del benessere, il Dhea.
L’attaccamento alle persone e alle cose è un bene, rientra anche nel quadro evolutivo, ma è l’eccesso a creare problemi: maggiore è l’attaccamento a una cosa e maggiore è il nostro controllo, maggiore il controllo peggiore è lo stress.

Quali sono le fonti dell’attaccamento e quindi dello stress? Praticamente tutte: carriera, lavoro, relazioni, casa, auto, soldi, status sociale…

Tutto quello che si ottiene va difeso, questo ci è stato insegnato, ma una buona difesa non passa per forza per un controllo ossessivo corredato dalla paura ossessiva di perdere ciò che abbiamo ottenuto.

Il Buddha diceva sempre che tutto è impermanente, cioè tutto prima o poi finisce. Questa forse è la sua più grande lezione: perché soffrire in eterno per una cosa che ha un tempo stabilito?

Quindi dal momento che tutto è impermanente, tutto è fonte di stress se non cambiamo punto di vista. Ma è possibile farlo? È possibile cambiare punto di vista per accettare l’impermanenza e ridurre lo stress? Il buddismo dice che è possibile, e va oltre: indica una pratica che serve proprio a conseguire quel cambiamento di mentalità che ci serve, e la pratica si chiama vipassana ovvero la meditazione di visione profonda.
Vedere in profondità il problema, tra le tante virtù, ha anche quella di ridurre lo stress in modo naturale.

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3 pensieri su “Perché meditare è antistress?

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