Mindfulness, trasporto pubblico e selezione del flusso sensoriale

Tempo fa scrissi a proposito di una leggera meditazione sulla metropolitana, ogni tanto ci ricasco, intendo che medito in metro. Mi interessa soprattutto prendere coscienza dei rumori che nascono, come si modificano e quando spariscono.

Mi sono così accorto di come agisce la nostra selezione degli stimoli: per esempio mi accorgo prima di alcuni suoni che ritengo più piacevoli o che mi segnalano un problema, così come nel rumoreggiare mi accorgo del vociare delle persone, un brusio indistinto di cui posso selezionarne una parte e capire un dialogo, lasciando in sottofondo gli altri. Oppure vengo spostato involontariamente da un discorso a un altro perché il nuovo discorso presenta parole chiave che per me sono di interesse.

Mi sono così accorto che la meditazione di visione profonda aumenta la consapevolezza dell’elaborazione del flusso sensoriale che si svolge al di sotto della soglia della nostra coscienza, con la possibilità di tentare una nuova valutazione di quello che per noi ha significato… e i significati sono una parte importante della costruzione della nostra identità e del nostro benessere o malessere.

Per l’apparato mentale esiste un’impossibilità strutturale a registrare tutti i dati percepibili, e, diciamo così, che tende a registrare ed elaborare i dati mediante una scala di importanza che ci siamo creati nel tempo. Il problema è: ma se questa scala di importanza è infruttuosa perché si basa su idee distorte o fuorvianti della realtà?

La trovo una cosa molto interessante, questo mi ha fatto venire in mente che per la neurofisiologia e la psicologia cognitiva il flusso sensoriale, proveniente dall’ambiente o dall’organismo, è un processo che risente di diverse fasi di elaborazione: selezione, interpretazione, presa di coscienza. In ognuna di queste fasi, i dati in entrata del flusso sensoriale sono continuamente confrontati con quelli già presenti nella memoria a lungo termine al di fuori della coscienza.

L’input sensoriale elaborato fuori della consapevolezza può essere così influente da modificare il comportamento e l’azione verbale senza che il soggetto ne sia cosciente, e l’elaborazione cognitiva del flusso sensoriale non consapevole non solo influenza lo stato d’animo, il giudizio e le reazioni di un individuo, ma ha anche un’influenza eccezionale sull’acquisizione di nuove informazioni, selezionandole o modificandole per renderle conformi a quelle già presenti nella memoria.

Prima che un soggetto sia consapevole di aver visto o sentito qualcosa, il flusso sensoriale era già andato incontro a molti stadi di selezione, interpretazione e valutazione, durante i quali una parte consistente dei dati del flusso in entrata è scartata.

Queste informazioni sulla nostra mente, messe in luce da studi più o meno recenti ma ancora di poca divulgazione, credo debbano diventare un nuovo oggetto di pratica, includendola nella pratica della consapevolezza del respiro (anapanasati sutta) o della meditazione di visione profonda (vipassana).

 

 

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