Mindfulness e l’indolenza (con il mio amico Effe)

Come nel precedente articolo, non rivelerò età e genere del mio amico Effe.

Questa volta io e Effe stavamo praticando la meditazione di quiete (samadhi), per stabilizzare la concentrazione e passare alla meditazione di visione profonda (vipassana), anche perché Effe non ha ben capito la differenza tra le due e i loro scopi. Detto in modo spiccio, prima si parte con la meditazione di quiete per stabilizzare la mente, e la mente è stabilizzata quando sa stare su un oggetto di analisi senza troppi pensieri che sorgono chissà da dove per distrarre.

Quindi ci si mette seduti nella posizione formale e si sta sul respiro, come arrivano pensieri distraenti, si torna alla presenza mentale sul respiro. A un certo punto la mente è abbastanza calma e non si distrae. Da qui si comincia con la meditazione di visione profonda, dove, appunto, si “sceglie” un oggetto meditativo da visionare in profondità.

Effe ora riesce a passare dalla quiete alla visione profonda in poco tempo, a volte qualche minuto. Prima non ci riusciva neanche con 20 o 30 minuti di stabilizzazione.

Effe ha ripreso come oggetto mentale la pigrizia, e l’ha trattata come nel precedente articolo. Sempre con mente non giudicante e stabile sulla pigrizia è uscito un nuovo nome: indolenza.
Gli ho detto di stare su INDOLENZA senza giudicare e senza dare il via a reazioni di qualche tipo. Doveva stare semplicemente con l’indolenza.

Alla fine della seduta formale mi ha detto questo: “Ho scoperto che la mia indolenza è la mia pigrizia, o meglio che l’indolenza è pigrizia più rabbia. Rabbia verso me stesso, perché non sono come vorrei, per come non riesco a fronteggiare come meritano gli altri. Per la situazione economica e quotidiano attuale, non solo mia.”.

A quel punto ho chiesto di spiegarmi che cosa intendesse per fronteggiare gli altri, ed Effe ha riportato un fatto della mattina, quando un collega, non superiore di ruolo ma coordinatore, l’ha trattato con scarso rispetto e maleducazione. Effe ha detto che è il classico tipo sedotto dal potere che però non sa comandare. All’ennesima provocazione Effe ha risposto in modo diretto. Ora dice di aver capito che non funziona essere diretti con queste persone, ma con calma bisogna lasciare che le contraddizioni nell’ordine dato da chi non sa comandare siano lo strumento chiarificatore e anche quello per fronteggiare la situazione.

Effe ha detto che la sua indolenza reagisce come la benzina al fuoco a certi comportamenti, ed è bene che invece di ripagare con la stessa moneta trovi la strategia migliore per ottenere il risultato atteso. E poi ha aggiunto che deve fare la stessa cosa con se stesso, trovare la strategia migliore per migliorare la propria persona, perché autoindirizzarsi rabbia non fa altro che metterlo in difficoltà con se stesso e gli altri.

Ha concluso dicendo che la mente è un rovo di reattivi e la mindfulness è il rimedio per questi reattivi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...