Mindfulness, eros, rabbia e l’ovvio

In questi giorni riflettevo su una cosa che ho letto in un libro che non ricordo; parlava un monaco e diceva al suo interlocutore che il desiderio sensuale ha una presa molto molto più debole sulla mente e l’abitudine rispetto all’avversione.

In effetti,  se ci pensate è vero, e la misura ce la dà proprio l’attenzione al respiro. Pensate a quante volte avete avuto pensieri, anche legittimi, pensieri sensuali verso una persona, e rapportiamoli agli effetti della rabbia verso un individuo.

Nei momenti di eccitazione, il solo riportare l’attenzione al respiro ci toglie di testa il film o il desiderio insorto. Nel caso della rabbia o dell’avversione, questo non è possibile. Anche restando sul respiro, un sentimento spiacevole resta, magari attenuato ma resta.
Provatelo, provate quando ne avrete occasione di riportare l’attenzione al respiro, come si pratica nella mindfulness, in caso di desiderio e avversione.

Ovviamente, le differenze dipendono da molti fattori, il primo è che il desiderio sensuale è un semplice pensiero, che, fatta eccezione per particolari casi patologici, rientra nella vita ordinaria, e anzi ne è un componente importante, inteso come possibile strumento di rapporto affettivo. Il problema rientra nella disattenzione, nell’alimentare possibili false aspettative, e più che altro nel perdere sempre più dimestichezza con il qui e ora, instaurando un processo progressivo di pigrizia mentale. Ma tornare al qui e ora, al momento presente grazie all’attenzione al respiro è semplice, e in fondo, lascia anche un sorriso benevolo per la materia che ci ha distratto.

Con la rabbia è diverso, è un inquinante meno subdolo, certamente, ma è dirompente, perché inquina profondamente il pensiero, non c’è solo una disattenzione dal qui e ora o dai sentimenti di rancore e vendetta (o riscatto), ma si verifica un cambiamento profondo della percezione, dell’elaborazione delle percezioni, e quindi del modo di ragionare. In questi casi, spesso, è difficile rendersi conto della rabbia come inquinante, perché la sua forza persuasiva ci spinge quasi a conservarla o addirittura ad alimentarla. E se provate a riportare l’attenzione al respiro, al massimo, si riesce a contenere, e per smaltirla potrebbero servire giorni, a volte anche anni.

E questo mi fa pensare all’ovvio. Cioè che queste sono cose ovvie, allora intuisco che è nell’ovvio che si annida il pericolo della mente disattenta che può facilmente cadere preda della rabbia. Ogni volta che noi facciamo questo tipo di constatazione, che ci diciamo “certo ma è ovvio”, noi applichiamo una specie di rimozione e nevrosi concettuali. E per questo motivo che desiderio e rabbia hanno facile gioco in noi.

Come ho accennato nell’articolo Perché meditare, esiste una modalità operativa (pensiero, azioni, parole) di base, utile per svolgere la vita quotidiana. Questa modalità di base deve essere supportata da una modalità di discernimento e attenzione più profonda, per evitare proprio che la frase “certo ma è ovvio” diventi un po’ la nostra bussola.

Dico che l’ovvio è una rimozione e una nevrosi concettuale, perché proprio come la rimozione e la nevrosi in psicologia sono un tentativo erroneo (se non una azione di depistaggio) della nostra mente, che per risolvere un vero problema si inventa un falso problema con annesso una falsa risoluzione, così incedere troppo nel “certo ma è ovvio” può essere un depistaggio della nostra stessa mente per restare a un livello più superficiale dell’esperienza.

Dire che il desiderio e la rabbia hanno facile presa sulla nostra mente è ovvio, dire che la rabbia ha una presa maggiore rispetto al desiderio è ovvio, ma nulla cambia e cadremo nell’una e nell’altra con la stessa facilità di sempre. Perché il nostro “ovvio” rientra in un pensiero concettuale che abbiamo dedotto dall’esperienza. Se prestiamo attenzione al nostro respiro quando proviamo desiderio e rabbia, per la proprietà di questa tecnica ad ancorarci nel qui e ora, non abbiamo scampo, sperimenteremo un enorme fastidio, perché non possiamo dire “ovvio” e svignarcela con un pensiero precostituito, ma ogni volta dovremo provare il fastidio secondo dopo secondo, e questa esperienza diretta può farci dialogare con la nostra rabbia e il nostro desiderare senza il filtro di comodo dell'”ovvio”. Il dialogo con i nostri sentimenti negativi aiuta a non cadere negli stessi errori.

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4 pensieri su “Mindfulness, eros, rabbia e l’ovvio

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