Perché meditare e a cosa serve la mindfulness

L’espressione pali, cioè nella lingua originale, per la meditazione di visione profonda è vipassana bhavana.

Bhavana viene dalla radice bhu e significa crescere, diventare, quindi nella espressione che analizziamo ha il senso di coltivare, cioè coltivare la mente. Vipassana è composta da passana, cioè vedere e percepire, più il prefisso vi  dai molti significati, in questo caso il significato della parola è quello di guardare all’interno con profondità, guardare le cose con chiarezza. Vipassana bhavana, cioè la meditazione di visione profonda o mindfulness permette di comprendere la realtà del fenomeno che si esamina durante la seduta di meditazione. Quindi questa meditazione è uno strumento per coltivare la mente e vedere la vera natura di ogni cosa.

Per quale motivo dovremmo utilizzare questa tecnica per vincere ansia e angoscia? Perché il nostro grado di consapevolezza è fermo a un livello quotidiano, una sorta di livello base, ma è necessario un avanzamento, perché questo livello base è molto influenzato da un filtro restrittivo composto da pensieri, concetti, pregiudizi che sono  utili per una certa comodità nella vita quotidiana, ma se si usa solo questo livello base, a poco a poco, perdiamo il senso della realtà e idee preformate e pregiudizi sulle cose inizieranno a guidarci nelle scelte.

Inoltre questa modalità base, comporta una percezione base della realtà, quindi i nostri giudizi si formeranno su una percezione incompleta. E a poco a poco sorge la nostra insoddisfazione, l’ansietta, la scarsa autostima, piccole depressioni momentanee, mancanze di senso a vivere la vita, e tutto questo perché idee e pregiudizi si fondano su una analisi di primo livello, quella che serve per fare cose di routine,  condotta su una percezione incompleta.

Questa analisi di primo livello inoltre non è in grado di gestire reazioni proprie e altrui, né tanto meno sentimenti di odio e desideri  erotici e passioni sconvenienti. Questo primo livello è come fosse una sorta di pilota automatico, ma a bordo c’è sempre un pilota che controlla ed è pronto a intervenire per analizzare e fare manovre che vanno oltre le competenze del pilota automatico. Il problema è che il primo livello è molto economico dal punto di vista dello sforzo mentale, e quindi è fico, fa tutto da solo, ma col tempo diventa una abitudine così forte che non si riesce più a passare al livello due, quello dove idee costituite e pregiudizi sono sostituiti dall’attenzione vigile e dall’analisi profonda per avere una percezione completa e non parziale.

Tutto il dolore che provochiamo da soli, cioè l’autodolore, possiamo dire nasca dalla nostra disattenzione.

È bene usare entrambi i livelli di consapevolezza, quello routinario per compiere le cose di tutti i giorni, ma rafforzato da sedute di meditazione di visione profonda, che è il livello due, in modo da chiarirci sempre il fatto che anche le piccole cose sono molto più complesse di quello che sembrano… perché una mente sciatta, disattenta e pigra è una mente che soffre.

 

Per chi vuole approfondire consiglio l’articolo sul FB dei Paladini del Dharma di Corrado pensa sul perché meditare.

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