Il Sé tra psicologia e buddhismo

Il dizionario di psicologia di Galimberti dice che il Sé è:

1. nucleo della coscienza autoriflessiva
2. nucleo permanente e continuativo nel corso dei cambiamenti somatici e psichici che caratterizzano l’esistenza individuale
3. totalità delle istanze psichiche relative alla propria persona in contrapposizione alle relazioni oggettuali.

William James parlava di un sé materiale cosciente del corpo e dell’ambiente; del sé sociale come insieme di immagini e percezioni che l’altro ha di te, corredato di norme e valori sociali; e il sé spirituale, cioé l’autoconsapevolezza che ognuno ha di se stesso e del fatto che esiste e vive.

Il sé dunque è un ente agente di azioni basate su una storia, con una continuità e i ricordi che delineano una identità, è un portatore di valori e di rapporti con gli altri. Abbiamo così un ventaglio di componenti del Sé, cioè il sé è composto da più cose (fenomeni).

Il Sé, come asseriva Heinz Khout, è un sistema organizzato di ricordi, intesi come rappresentazioni di sé, un insieme organizzato che interagisce con dati, fenomeni esterni e interni per riorganizzarsi continuamente.

Silvano Arieti scrive: “i sentimenti, le idee, le scelte e le azioni dell’uomo raggiungono il loro più alto sviluppo nella reciprocità sociale, ma iniziano e terminano nell’intimità del Sé cosciente”.

Abbiamo a che fare con una struttura relazionale, e… che si formi dividendo soggetto e oggetto per conoscere, come sostiene la psicologia dello sviluppo, o che sia una costruzione sociale fondata su interiorizzaioni degli altri significativi, come nella psicologia sociale, il sé è un insieme di “cose” ed ha valore relazionale, si basa su relazioni.

Torniamo al Sé nel buddhismo, nei precedenti articoli concetto chiave per capire l’angoscia: l’assenza di sé e la parte seconda, esamino il sé portando avanti la tesi che sia un costrutto relazionale, proprio come suggerito in alcune brani di psicologi riportati sopra.

Quindi, sia per la psicologia e sia per il buddhismo il sé è un insieme di fenomeni e non una cosa monolitica, ed è formato da relazioni. Per entrambe le discipline il valore dell’altro è fondamentale nella costruzione di un sé sano, ma se la psicologia parla di Sé e il buddhismo volge la questione al negativo, cioé parla di non-Sé (o assenza di Sé), potrebbe esserci un buon motivo e anche l’individuazione di una forma comune di patologia poco studiata dalla psicologia, ovvero una diagnosi e una cura del comune senso di sofferenza: ansia e angoscia esistenziale.  Marcare l’accento sull’assenza del  Sé invece che sulla presenza è un primo passo, una fase iniziale per la cura al sé egocentrato che è causa di ansia e angoscia.

 

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4 pensieri su “Il Sé tra psicologia e buddhismo

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