L’origine dell’angoscia esistenziale (o ansia o mal di vita)

L’ansia, l’angoscia, il mal di vita, il carattere insoddisfacente della vita, per il buddhismo scaturisce dalla volontà di proteggere in modo compulsivo l’identificazione con l’immagine di un sé troppo egocentrato. La caratteristica di questo sé è che non accetta la perdita (di amicizie o legami affettivi, del successo, della vita). Ma la perdita purtroppo è un elemento fondante della realtà: le cose nascono e svaniscono.

È bene sottolineare che se la psicologia parla di fine della sofferenza in termini di adattamento e il buddhismo in termini di accettazione, adattamento e accettazione possono essere considerati sinonimi, se intesi come aderenza alla realtà.

Langoscia esistenziale è dunque una forma di attaccamento ansioso al proprio sé.
Attaccamento ansioso al proprio sé  = egocentrismo.

Stephen Batchelor parla di due modalità dell’essere umano: l’Essere-solo e  l’Essere-CON-gli-altri. La prima è una forma estrema di egocentrismo, la seconda può nascondere una forma sottile. La soluzione per Batchelor è quella di integrare le due modalità nell’Essere-PER-gli-altri.

L’angoscia nasce da una perdita, la perdita del NOI. Il sé sente la perdita ma prende una cantonata e allora si aggrappa ansiosamente a ogni cosa per riempire il vuoto, aumentando il proprio isolamento e quindi l’angoscia. Così facendo non può accettare che le cose nascono e svaniscono, e peggiora ancora.

C’è del masochismo nell’angoscia esistenziale!

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