Le Opinioni e l’egocentrismo

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Nel Sabbasava Sutta leggiamo:

“Questo si chiama, o monaci, vico delle opinioni, caverna delle opinioni, gola delle opinioni, spina delle opinioni, roveto delle opinioni, rete delle opinioni. Impigliatosi nella rete delle opinioni, o monaci, l’inesperto figlio della terra non si libera dal nascere, dall’invecchiare e morire, da bisogno, miserie e pene, da strazio e disperazione, non si libera, io dico, dal dolore.”

Il Buddha storico portava avanti una critica netta alle opinioni. Perché? Continua a leggere

Corso di Meditazione Vipassana a Roma

Schermata 2016-08-23 alle 10.28.28Riparte il nostro corso di Meditazione Vipassana, dal 14 settembre tutti i mercoledì dalle 19,30 alle 21,00.
Per principianti e meditanti navigati, aperto a tutti.
Presso La città dell’Utopia in via Valeriano 3f
A pochi passi dalla metro B San Paolo.
Per info:
stefano.ventura@gmail.com
budquot@gmail.com
* Il Primo Incontro è di Prova e quindi Gratuito!
La durata è di una anno, da Settembre a Giugno, ma la nostra politica è che potete venire, andarvene, tornare quando volete:
siamo un supporto e non un altro impegno.

Libri sul Buddhismo, quali leggere?

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Libri sul Buddhismo per una buona base conoscitiva:
1. Robinson H.R., La religione buddista: un’introduzione storica, Ubaldini Editore
è il miglior manuale in circolazione. questo da solo basta per poi muoversi con senso critico sul web e approfondire.
2. Williams P., Il buddhismo dell’India: un’introduzione completa alla tradizione indiana, Astrolabio-Ubaldini
3. Williams P., Il buddhismo mahayana: la sapienza e la compassione, Astrolabio-Ubaldini
e con questi due, finiamo la sezione manualistica.
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I Sensi: da Buddha a Darwin

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Piaceri sensuali = piaceri dei sensi = vista, olfatto, tatto, odorato, udito. Poi la tradizione buddhista mette come senso anche il contatto con la mente.

I piaceri dei sensi sono parte fondamentale della nostra evoluzione. Sono un fondamento dell’essere umano. La sofferenza o dipendenza “riscoperta” non è causata dai piacere dei sensi,  ma da una sorta di “attaccamento compulsivo” a essi, e questo attaccamento compulsivo rientra nel concetto che la tradizione chiama anatman o anatta, cioè la non esistenza di un sé slegato dagli altri fenomeni della realtà.
Non credo sia sano, nel senso di “kusala” usato da Sakyamuni, rimuovere i piaceri dei sensi, piuttosto rimuovere la brama verso di essi. Ma questo è un fatto psicologico e di ricerca interiore, mentre la rimozione dei piaceri sensuali è una questione filogenetica che non rientra nei percorsi liberanti come quello del Buddha, e quando ci entra, fa solo danni.

Perché eliminare quello che la natura ci ha dato? Dharma nel suo significato più esteso vuol dire “le cose così come sono”. e noi esseri umani siamo quello che siamo grazie agli organi di senso e quello che riescono a percepire e elaborare, piaceri compresi.
Il Buddhismo non lavora sul desiderio per eliminarlo, ma per purificarlo… purificarlo dall’egoreferenzialità (atman o atta di antaman).  Continua a leggere

Buddha, Energia e Autostima

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Sappiamo che se la percezione è falsata, anche l’autostima è falsata.
Anche nel buddhismo ritroviamo, in una forma un po’ nascosta, il concetto di autostima e lo ritroviamo esattamente nella descrizione da parte di Śantideva, nel
Bodhicaryavatara, della pāramitā viriya (forza, energia):

  1. In possesso della pazienza bisogna coltivare la forza, poiché il risveglio ha, come base, la forza. Senza energia, infatti, nessun merito spirituale è possibile, così come, senza vento, alcun movimento.
  2. Ma che cos’è la forza? Energia nel bene. E quali sono i suoi avversari? L’indolenza, l’attaccamento al male, lo scoraggiamento e il disprezzo di sé.

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Vipassana, Shikantaza e Meditazione delle origini?

UID5677D882E9804_image_1L’etichettatura, qui sta una delle differenze maggiori tra un tipo di vipassana (non tutta la vipassana etichetta) e la shikantaza. Anche se nella shikantaza una “etichettatura” c’è sempre, perché comunque riconosciamo i fenomeni e i processi cui viviamo e assistiamo.
La vipassana che conosciamo oggi è un prodotto recente del primo Novecento. La shikantaza è ascrivibile al tredicesimo secolo. Credo che quando troviamo le parti in comune tra le due meditazioni, e nello specifico la vipassana con consapevolezza non riflessiva (vedi Sangha della Foresta), siamo vicini molto vicini alla meditazione praticata dal Buddha storico.
E la shikantaza e la vipassana su consapevolezza non riflessiva sono pressoché identiche.
E confrontate sia con l’anapanasati sutta ma soprattutto col mahasatipatthana sutta, troviamo forse altre conferme su una “meditazione delle origini”. E direi di confrontarle anche con “il piccolo discorso sulla vacuità” presente nel canone, dove sono esposte un po’ cripticamente samatha e vipassana.
 
 
La cosa che le accomuna, il tratto distintivo? la libertà di sperimentazione del meditante. Queste due forme di meditazione forse conducono alla libertà dal dukkha proprio perché danno al meditante una struttura fluida in cui sperimentare la propria strada liberamente.

Fede o Fiducia nel Buddhismo?

dogmaFede o Fiducia, Credo o Credenza?

Qual è l’atteggiamento nel Dharma insegnato dal Buddha storico?

La radice verbale di Dharma è “dhr” e vuol dire sostenere, mentre il termine Credo viene dal sanscrito, da “hr” + “da”, dove il primo termine ha valore di “cuore” e il secondo di “mettere”. Credere vuol dire mettere continuamente il cuore in una cosa.

Come la credenza è un insieme di nozioni e regole che nel tempo si atrofizzano in dogmi, imprigionando la persona, così anche la fede. Continua a leggere

Buon Senso vs Rinascita?

come-funziona-e-come-costruire-un-pendolo-di-newton_c09d342df871eeb6e28430cf089774b8La mia personale posizione, che tiene conto delle differenti visioni, è quella di  fare i conti con la contemporaneità: molti che praticano il Dhamma (me compreso) seguono il percorso etico e meditativo, che riconosco come il cuore dell’insegnamento del Buddha storico. Molti occidentali praticanti (sempre me compreso) non credono nella rinascita, da qui la domanda: il non credere alla rinascità preclude la possibilità di seguire il percorso? Continua a leggere

Karma e sangue freddo: si rinasce nel Buddhismo?

please-recycleIl concetto di rinascita potrebbe, non c’è certezza in un senso o l’altro,  essere stato ereditato dal buddhismo. Non sappiamo se è accettato dal Buddha perché lui non ha scritto nulla. Quindi noi possiamo tentare di “estrarre” la sua dottrina dalla ricorrenza e la coerenza nei testi. E per esempio nel Canone Pali non c’è una stingente coerenza su karma e rinascita. Mentre c’è una certa coerenza tra karma e conseguenze presenti.

Detto questo, gli indiani del periodo vedico e post-vedico erano terrorizzati come noi dalla morte, e non sapevano dove andassero dopo. Il loro primo sistema binario di regno celeste ha influenzato tutto il resto. Nel senso che una volta andati nell’al di là (uno per tutti: buoni e cattivi) si chiesero da dove venissero le nuove nascite. Allora pensarono che si potesse morire nell’al di là e tornare nell’al di qua. E così all’infinito.
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Nel Buddhismo esiste l’affetto e l’attaccamento?

bambino-separazione-1La risposta breve è sì, perché quello che noi chiamiamo attaccamento non è l’attaccamento del buddhismo. E quando un buddhista dice di non attaccarsi a una persona, non dice che è sbagliato instaurare una relazione di affetto.

La risposta lunga che spiega meglio la questione eccola:
Il buddhismo ruota intorno a tre concetti: sofferenza (dukkha), impermanenza (anicca) e non-sé (anatta).

Impermanenza vuol dire che tutto muta: il mondo, gli altri, noi.
dal momento che mutiamo anche noi, la nostra identità non è monolitica e fissa ma risente del contesto, un po’ come l’acqua e la forma del contenitore che la ospita. Quest’ultimo è il non-sé, cioè bisogna mutare e si muta nonostante la nostra volontà in base al contesto e ai cambiamenti.
come si legano queste due cose con la sofferenza? Continua a leggere